Diario di Bordo, 28/12/2010

Attesissimo più che mai il diario di bordo di Luciano di fine anno. Un resoconto di tutte le esperienze e le emozioni di questo anno fantastico con il Liga. Vi lascio senza indugio alle parole di Luciano…

Cari miei,
non ho voglia di tediarvi ricordandovi quanto quest’anno sia stato duro e funesto.
Ognuno di noi lo sa bene.
Lasciate che vi dica che per me, al di là di crisi e cronaca e teatrini politici eccetera eccetera, è stato un anno pieno pieno.
Pieno pieno di eventi, ricorrenze, prove, tour, album, riedizioni, stadi, palazzetti, ventennali, riunioni, registrazioni, mostre cinematografiche, proiezioni film, proiezioni concerti, radio tour, interviste, servizi fotografici, videoclip, riprehttp://liveliga.wordpress.com/wp-admin/post-new.phpse video e via andare.
Al centro di tutto questo mio movimento, senz’altro, ci sono “Arrivederci, mostro!” e il tour.
Dell’album vi ho parlato abbondantemente e il fatto di averlo rifatto in versione acustica la dice lunga su quanto io tenga alle canzoni che lo compongono.
Sono ovviamente felice del successo che ha avuto fino adesso.
Un successo speciale in un anno speciale.
Per quello che riguarda il tour ci sono un paio di cose da dire.
Prima di tutto VOI.
Ancora una volta, e più che mai, mi sono ritrovato sbalordito da VOI.
Non mi sembrava possibile che VOI poteste essere ancora di più e, soprattutto, poteste ESSERCI ancora di più.
Ancora una volta mi avete dimostrato che da VOI mi posso aspettare di tutto.
E’ la sensazione di un rapporto che cresce, in cui ci raccontiamo ancora di più e meglio.
In cui ci urliamo in faccia le nostre convinzioni, le melodie, la rabbia, la passione, l’inquietudine, la gioia, la determinazione, il desiderio, la malinconia, la resistenza, il rock.
La forza che ci serve.
Grazie ancora per tutto.
Grazie anche per quanto vi raccontate (a me e al mondo) su barMario.
L’altra cosa da dire sul tour è qualcosa a cui forse non tutti voi avete mai pensato.
Un tour vuol dire progettare per mesi e mesi uno spettacolo, costruirlo, metterlo a punto, formare una squadra, unirla.
Poi finalmente metterlo in scena.
Poi, d’un tratto, dopo avere lavorato intensamente per tanto tempo a quella cosa, c’è da smontare tutto.
Di colpo.
Non resta un solo pezzo insieme a un altro.
Tutto sciolto, separato.
Ogni tecnico che parte per altri lavori.
Riuscite a capire, dunque, i sentimenti che si provano quando si vede smontare e “sparire” uno show come il nostro di quest’anno?
Certo sparisce lo spettacolo, ne spariscono tutte le parti che lo compongono ma restano le cose più importanti: le emozioni provate e fatte provare.
Poi, come sempre nella vita (ma, almeno, portandosi dietro quelle emozioni) si passa a qualcos’altro.

A proposito vi lascio dandovi alcune indicazioni rispetto al tour teatrale che comincerà il 22 gennaio.
L’abbiamo chiamato “quasi acustico” perché non ci saranno solo strumenti acustici ma anche una minima strumentazione “elettrico/elettronica”.
Tanto per darvi un’idea percentuale credo che saremo sul 95% acustico e 5% elettrico/elettronico.
Suoneremo, come abbiamo sempre fatto a teatro “da seduti”.
Il che vorrà dire che le emozioni che speriamo di produrre saranno diverse da quelle che si provano in uno stadio o in un palazzetto.
Saranno interpretazioni meno “fisiche”, sicuramente meno “urlate” o “pestate” ma probabilmente più ricche di sfumature.
A proposito di questo sappiate che abbiamo deciso che lo spettacolo sarà molto semplice, essenziale e senza uso di schermi.
Vorremmo tutta l’attenzione sulla musica.
In merito alla musica eccovi la formazione:
Michael Urbano: batteria
Kaveh Rastegar: contrabbasso e basso acustico
Luciano Luisi: piano e tastiere
Mel Previte: chitarre (ac. ed el.) e mandolino
e io: chitarre, armoniche, dobro, bouzouki e forse banjo.
Un’altra cosa che volevo dirvi è che abbiamo fatto una scelta che dal punto di vista produttivo è sicuramente balorda: avrete notato che quando stiamo per più di una data in una città non siamo mai nello stesso teatro.
La scelta che qualsiasi agenzia avrebbe preferito sarebbe stata: poche città e in quelle città starci il più a lungo possibile nello stesso teatro.
Ogni spostamento è fatica e soldi in più.
Noi invece abbiamo deciso di chiedere uno sforzo in più a chiunque lavorerà per questo tour perché così non solo raggiungeremo quasi ogni regione d’Italia ma, soprattutto, ogni sera suoneremo in un teatro diverso.
Ci piacerebbe che ogni serata avesse un sapore davvero unico.

Detto questo vi auguro un 2011 come sperate e, ancora una volta, per questo 2010:

GRAZIE.

Vi abbraccio.

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Pubblicato il 3 gennaio 2011 su Other. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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