La cronostoria

Ore 21.15.

Sono 114.000 i fan davanti alla mastodontica struttura di Campovolo 2.0 ad aspettare l’inizio del concerto. Dietro al palco in centinaia tra tecnici, produzione e staff attendono anche loro di vedere realizzato il frutto di mesi di lavoro. L’aria che sovrasta l’immenso spazio dell’Aeroporto di Reggio Emilia, adibito ad Arena Concerto, sembra fermarsi anche lei, come in attesa.
La folla è già tutta in piedi, come solo il rock’n’roll impone.
Belle facce che si mescolano a braccia formando un’immensa marea umana pronta a scatenarsi. Paesaggio e clima regalano un fine tramonto ricco di meravigliosi squarci di colori, a loro volta sfumati da una splendida luna tagliata in due dalle nuvole.
Tre minuti e Luciano salirà sul palco…
180 secondi di presentazione sui megaschermi, delle band e degli ospiti (16 musicisti in tutto) che hanno accompagnato il Liga “on the road” durante la sua carriera e che di lì a poco lo riaffiancheranno in una scaletta mozzafiato (31 brani per quasi 3 ore di concerto). Ci sono i ClanDestino, La Banda, Il Gruppo, Mauro Pagani e Corrado Rustici.
Immediatamente dopo Luciano è sul megapalco con Il Gruppo. E parte la rumba!
Brano d’apertura: “Questa è la mia vita” seguito da “Un colpo all’anima“. Il coinvolgimento è totale fin dall’inizio. Il Liga saluta: “Vi vedo bene! Nel senso che oltre a vedervi, sto notando come ci siete!”.
L’intro parlato dal film “Amarcord” scatena il boato del pubblico che immediatamente viene travolto da “I ragazzi sono in giro“. Tris di canzoni sparate a razzo che infiamma la platea.
Arriva la prima ballad dello show: “Ci sei sempre stata” con in passerella, per l’assolo finale, Corrado Rustici, seguita da “Atto di fede” uno dei brani dell’ultimo album più apprezzati dai fan.
La febbre continua a salire ed è tutta al femminile. È tempo di “ballare un po’ di più e di sentir girar la testa”: “Le donne lo sanno“!
Liga termina il primo set con Il Gruppo.
Magicamente spunta in passerella in mezzo al pubblico Mauro Pagani che con la sua “bottega musicale” da cui estrae l’armonica a bocca per un intro blues. Luciano alla chitarra acustica attacca “Ho ancora la forza” che Mauro arricchisce con flauto e violino. Il brano scritto a quattro mani dal Liga e Francesco Guccini viene presentato in una versione acustica straordinaria.
Con un simpatico siparietto spunta Mario che dal bar si è portato a Campovolo una slot-machine. La combinazione delle 5 caselle corrisponde alle facce dei ClanDestino! Pochi secondi e parte “Anime in plexiglass“. Siamo nel “2123” e il pubblico si scatena attraversando il “condotto 7“.
Altro boato del pubblico sulle giganti impronte digitali che graffiano gli schermi alternandosi con la scritta IDENTITÀ: “Figlio d’un cane” al termine della quale, finalmente, arriva il primo dei due inediti annunciati. Il toccante ed intenso brano rimasto fuori da “Sopravvissuti e sopravviventi” (in realtà già composto ai tempi degli Orazero) è “M’abituerò“, accolto con estremo calore da un pubblico visibilmente emozionato.
I bpm sono pronti a salire. “HEY STELLAAAAAA!!!” è il grido cinematografico estratto da “Un tram che si chiama desiderio“. L’omaggio a Marlon Brando datato 1990 passa nel 2011 anche attraverso i megaschermi, con fotoritratti, scene , titoli  e i vari “The End” estratti dai film del mito di Hollywood, in perfetta incessante sincronia col ritmo del brano.
Il set con i ClanDestino continua e Luciano piazza in scaletta la canzone scelta e votata sul web dai fan: “Storia strana questa canzone: la preferita dal fanclub e quasi sconosciuta da molti. Stavolta il sondaggio è stato aperto a tutti e io tengo molto presente il voto popolare. I duri hanno due cuori!“.
Il Liga ha scelto di rimanere fedele alle versioni originali dei pezzi realizzati con i ClanDestino. Non fanno eccezione le due successive: “Non è tempo per noi” e “Balliamo sul mondo“, quest’ultima rigorosamente chiusa (come su disco) con la voce di Fred Astaire che intona “Puttin’ on the ritz“.
E’ il momento di un altro cambio-band ma prima il Liga si avvia verso uno dei palchetti in mezzo al pubblico. Con la chitarra acustica raggiunge Mauro Pagani, pronto con la sua mandola e insieme eseguono “Il giorno di dolore che uno ha“.
Insert Coin. È il momento di un’altra giocata di Mario alla slot-machine. Il risultato resta comunque vincente. Tocca a La Banda salire sul palco che parte “In pieno rock’n’roll“.
Luciano, insieme a Rigo, Robby, Mel, e Fede con alle tastiere Luciano Luisi, vengono incorniciati dai giganteschi schermi in stile Las Vegas che proiettano a caratteri cubitali il titolo della canzone.
Immediatamente dopo trovano spazio “Vivo morto o X” e “Viva!” la cui reprise, caratterizzata dall’assolo in passerella di Mel, viene ulteriormente arricchita da una frase di G. Hegel che appare sugli schermi: “Niente di grande è stato fatto al mondo senza il contributo della passione“. Il pubblico si abbandona al rock e restituisce al Liga tutta l’energia che sta sprigionando.
Arriva poi il turno del secondo inedito promesso. “Sotto bombardamento“, brano escluso dalle registrazioni di “Buon Compleanno Elvis” sottolinea nel testo lo strapotere dei mezzi d’informazione, sempre pronti a saturarci in ogni momento.
Luciano, in chiusura di questo set, regala al pubblico 3 tra i brani più attesi in ogni concerto: 114.000 voci intonano l’inconfondibile coro di “Quella che non sei“, subito seguita da “Certe Notti“. La canzone dei record di “Buon Compleanno Elvis” rappresenta un momento per ammirare immagini di repertorio dei tour passati con La Banda, confermando quanto il feeling sia rimasto intatto, anche “Tra palco e realtà“.
Pagani alla mandola e Rustici alla chitarra accompagnano il Liga in “Buonanotte all’Italia“. Basta poco per capire quanto questo brano di Luciano per il nostro Paese confermi l’intensità del sentimento per un’Italia che tutti vorremmo.
Sul palco si presenta nuovamente Il Gruppo che attacca il riff di “Quando canterai la tua canzone“. I fan a quel punto non ci pensano due volte e rispondono con tutto il loro volume.
Al termine del brano sugli schermi riappare una domanda proiettata durante il tour 2010: “E tu sei pronto a pagare per la tua acqua?“. Luciano al microfono si rivolge ai presenti con un: “Grazie per aver fatto sentire la vostra voce“. L’esplosione del pubblico è totale mentre dal palco arriva “A che ora è la fine del mondo?“.
Siamo quasi in chiusura ed è tempo per un’altra manciata di grandi classici targati Liga: “Piccola stella senza cielo“, “Sulla mia strada” e “Urlando contro il cielo“, sempre accolti da applausi fragorosissimi e un calore che va ben oltre le temperature estive.
A quel punto Luciano e i musicisti salutano lasciando il palco. Le luci si abbassano ma il pubblico, pur già deliziato da 2 ore e mezza di show, è fermamente convinto che non sia finita lì. Come dargli torto? Tutto è talmente bello che non se ne ha mai abbastanza.
I bis sono dunque serviti: una libreria appare sui megaschermi in cui ai volumi si alternano alcuni oggetti e un cielo azzurro. Luciano arriva sul palchetto in mezzo alla gente. E scende qualche lacrima d’emozione per la delicatezza de “Il peso della valigia“, ultimo singolo estratto da “Arrivederci, Mostro!”.
Lo slogan di Campovolo 2.0 non deve assolutamente mancare: “Il meglio deve ancora venire” arriva forte e chiara con tanto di festoni argentati sparati sul pubblico in uno spettacolo senza intoppi.
Per l’ultimo brano del concerto, “Taca banda“, il Liga chiama a raccolta sul palco tutti e 16 i musicisti. E’ il sigillo finale di una Festa Rock che qualcuno è certo, entrerà di diritto nella storia.
I ringraziamenti di Luciano sono per tutti, a partire da Claudio Maioli (manager di Luciano da 25 anni, ideatore e produttore di Campovolo 2.0) ai musicisti, al lavoro dei tecnici, e naturalmente ai 114.000 che impazziti di adrenalina, non sono mai sazi di sogni di rock’n’roll. Uno, sicuramente, si è avverato stasera.

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